Al-Qaeda's Specter in Syria


Specter di al-Qaeda in Siria
Autore: Ed Husain, Senior Fellow di Studi sul Medio Oriente
6 AGOSTO 2012

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I ribelli siriani sarebbe infinitamente più debole oggi senza al-Qaeda nei loro ranghi. In linea di massima, gratuita siriani Army (FSA) battaglioni sono stanco, diviso, caotico e inefficace. Sentendosi abbandonato l'Occidente, le forze ribelli sono sempre più demoralizzati come si piazza fuori con armi superiori del regime di Assad e l'esercito professionale. Combattenti di Al-Qaeda, tuttavia, può contribuire a migliorare il morale. L'afflusso di jihadisti porta disciplina, fervore religioso, esperienza di combattimento dall'Iraq, finanziamenti da simpatizzanti sunniti nel Golfo, e, soprattutto, risultati mortali. In breve, la FSA ha bisogno di al-Qaeda ora.

In Siria, al-Qaeda fanti si chiamano Jabhat al-Nusrah li-Ahli al-Sham (Fronte per la protezione del popolo Levante). La forza del gruppo e accettazione da parte della FSA è dimostrata dalla loro crescente attività sul terreno (BBC) - da sette attentati di marzo a 66 "operazioni" nel mese di giugno. In particolare, il Jabhat ha contribuito a portare la lotta alla Siria due principali città: la capitale Damasco, dove il 54 per cento delle sue attività sono stati, e Aleppo. In effetti, al-Qaeda potrebbe diventare la forza di combattimento più efficace in Siria se defezioni dalla FSA al Jabhat persistono e le file dei combattenti stranieri (Guardian) continuano a gonfiarsi.

Al-Qaeda non sta sacrificando la sua "martiri" in Siria solo per rovesciare Assad. Liberazione del popolo siriano è un bonus, ma lo scopo principale è quello di creare uno stato islamico in tutto o in parte del paese. In mancanza di ciò, essi sperano di realizzare almeno una base strategica per i resti dell'organizzazione attraverso il confine in Iraq, e di creare un quartier generale regionale dove mujaheddin può godere di un rifugio sicuro. Se al-Qaeda continua a svolgere un ruolo sempre più importante nella ribellione, poi un post-Assad governo sarà in debito con le tribù e le regioni alleate del Jabhat. Non riuscendo a soddisfare le richieste future del Jabhat, assumendo Assad cadute, potrebbe vedere la continuazione del conflitto in Siria.

Finora, Washington sembra riluttante a pesare in questo problema. Nel mese di maggio 2012, Segretario alla Difesa americano Leon Panetta accettato pubblicamente la presenza di al-Qaeda in Siria (Guardian). E nel mese di luglio, il capo antiterrorismo del Dipartimento di Stato, Daniel Benjamin, piuttosto incredulo ha suggerito che gli Stati Uniti si limiterà a chiedere alla FSA di respingere al-Qaeda. Il calcolo politico non detto tra i politici è quello di sbarazzarsi di Assad prima indebolimento della posizione dell'Iran nella regione e poi trattare con al-Qaeda in seguito.

Ma la pianificazione per ridurre al minimo in attesa probabilmente di al-Qaeda nel tribù siriane e combattenti deve iniziare ora come rampe di amministrazione di Obama il suo sostegno ai gruppi ribelli (Reuters). Naturalmente, questi preparati dovrebbe includere anche gli sforzi per individuare e controllare di Assad armi chimiche. I mesi a venire non sarà facile.

Ulteriori informazioni su ... Siria, costruzione della nazione, Antiterrorismo




Al-Qaeda's Specter in Syria

Author: Ed Husain, Senior Fellow for Middle Eastern Studies
August 6, 2012
Al-Qaeda's Specter in Syria - al-qaeda-in-syria

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The Syrian rebels would be immeasurably weaker today without al-Qaeda in their ranks. By and large, Free Syrian Army (FSA) battalions are tired, divided, chaotic, and ineffective. Feeling abandoned by the West, rebel forces are increasingly demoralized as they square off with the Assad regime's superior weaponry and professional army. Al-Qaeda fighters, however, may help improve morale. The influx of jihadis brings discipline, religious fervor, battle experience from Iraq, funding from Sunni sympathizers in the Gulf, and most importantly, deadly results. In short, the FSA needs al-Qaeda now.
In Syria, al-Qaeda's foot soldiers call themselves Jabhat al-Nusrah li-Ahli al-Sham (Front for the Protection of the Levantine People). The group's strength and acceptance by the FSA are demonstrated by their increasing activity on the ground (BBC)--from seven attacks in March to sixty-six "operations" in June. In particular, the Jabhat has helped take the fight to Syria's two largest cities: the capital of Damascus, where 54 percent of its activities have been, and Aleppo. Indeed, al-Qaeda could become the most effective fighting force in Syria if defections from the FSA to the Jabhat persist and the ranks of foreign fighters (Guardian) continue to swell.
Al-Qaeda is not sacrificing its "martyrs" in Syria merely to overthrow Assad. Liberation of the Syrian people is a bonus, but the main aim is to create an Islamist state in all or part of the country. Failing that, they hope to at least establish a strategic base for the organization's remnants across the border in Iraq, and create a regional headquarters where mujahideen can enjoy a safe haven. If al-Qaeda continues to play an increasingly important role in the rebellion, then a post-Assad government will be indebted to the tribes and regions allied to the Jabhat. Failing to honor the Jabhat's future requests, assuming Assad falls, could see a continuation of conflict in Syria.
Thus far, Washington seems reluctant to weigh heavily into this issue. In May 2012, U.S. Defense Secretary Leon Panetta publicly accepted al-Qaeda's presence in Syria (Guardian). And in July, the State Department's counterterrorism chief, Daniel Benjamin, rather incredulously suggested that the United States will simply ask the FSA to reject al-Qaeda. The unspoken political calculation among policymakers is to get rid of Assad first—weakening Iran's position in the region—and then deal with al-Qaeda later.
But the planning to minimize al-Qaeda's likely hold over Syrian tribes and fighters must begin now as the Obama administration ramps up its support to rebel groups (Reuters). Of course, these preparations should also include efforts to locate and control Assad's chemical weapons. The months ahead will not be easy.



Syria, a haven for Al-Qaeda, funded dal'Arabia Arabia and the Gulf countries! tendentious and lies is the information of all the Western jewish media! Millions of displaced people seeking refuge in neighboring countries while foreign fighters continue to come from Turkey, which is committing, a major crime against all international treaties Siria, un paradiso per Al-Qaeda, finanziato dal'Arabia Saudita e dai paesi del golfo! tendenziosa, e partigiane, sono le informazioni di tutti i media occidentali! Milioni di sfollati cercano riparo nei paesi confinanti mentre guerriglieri stranieri continuano ad entrare, dalla Turchia, che sta commettendo un crimine enorme contro tutti i trattati internazionali



Siria, un paradiso per Al-Qaeda?

Milioni di sfollati cercano riparo nei paesi confinanti mentre guerriglieri stranieri continuano ad entrare




Scritto da Chiara Pane il 24.10.2012
SiriaSiria, da quasi 2 anni la popolazione siriana vive il disagio della guerra fra la perdita di persone care e la necessità di cercare riparo altrove. Il caso è divenuto internazionale e l’Onu si interroga sul da farsi, diviso fra le opinioni discordanti di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita e Qatar da un lato e Cina e Russia dall’altro. Queste ultime da sempre oppostesi ad un possibile intervento armato, hanno bocciato anche l’ultimo rapporto della Commissione internazionale indipendente di inchiesta sulla Siria (CoI), presentato durante la 21° sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e approvato a maggioranza.
Marinella Correggia, fondatrice del sito Sibia Liria, nome derivato dall’intreccio delle sillabe di Siria e Libia, critica a gran voce l’unilateralità delle posizioni dei mass media italiani e internazionali e dell’Onu stesso, specificando che, “le menzogne e le fonti unilaterali, demonizzando una parte sola rendono legittima l’ingerenza esterna per ragioni umanitarie”. Ingerenza esterna, fortemente criticata dalla giornalista, perché “servirebbe solo ad alimentare la guerra, fonte del disastro umanitario”.
La giornalista – che ha sottolineato più volte di non voler assolutamente sostenere il regime di Assad – spiega però che Libia e Siria, pur essendo dei Paesi assai diversi hanno condiviso la stessa sorte, ovvero l’appoggio indiscriminato delle potenze occidentali e dei Paesi del Golfo ai gruppi rivoluzionari nati nei primi mesi del 2011, che hanno intrapreso una guerra di “liberazione” contro i decennali regimi dittatoriali. Se nel caso della Libia, questo appoggio si tramutò presto in un intervento armato, nel caso della Siria permane “un sostegno indiretto tramite finanziamenti, forniture di armi e consiglieri all’opposizione”. Le accuse della Correggia, che includono anche la Turchia, che si presterebbe come “base logistica della Free Syrian Army”, sono durissime perché biasimano “un’ingerenza esterna che ha fomentato gli scontri e impedito la riconciliazione e l’avvio di un percorso di pace”.
Nel sito Sibia-Liria viene inoltre criticata l’approvazione – definita cieca – dell’ultimo rapporto del CoI-Onu sulla Siria, ci si chiede se “i rappresentanti dei governi presso il Consiglio abbiano davvero letto questo rapporto”. Al centro della critica c’è l’unilateralità del rapporto e delle testimonianze, basate quasi esclusivamente su racconti e video della fazione ribelle. Un articolo del 13 settembre riporta l’esempio del massacro di Houla, attribuito dal Col alle forze schierate con il governo, che però si sono sempre difese palesando l’ipotesi che si sia trattato di una “vendetta fra famiglie”. In un altro articolo, datato 28 settembre, ci sono anche accuse rivolte alle ONG, ascoltate dal mondo intero, che pubblicherebbero rapporti senza la verifica delle fonti (cosa per altro impossibile visto il divieto del regime di Assad all’ingresso dei giornalisti stranieri).
Purtroppo le atrocità delle guerre sono innegabili, e così anche in Siria i massacri sono reali, i bambini perdono la vita o crescono senza genitori e milioni trascorreranno il resto della vita privi di qualche parte del corpo. A denunciare tutto questo ci pensa anche Madre Agnés–Mariam de la Croix, animatrice del movimento Mussalaha (riconciliazione dal basso), una terza via che preme per una soluzione pacifica del conflitto basata sul dialogo e sulla riconciliazione. La stessa madre la descrive come un patto sociale fra gli abitanti della Siria, come la soluzione per superare “la via del sangue”, ovvero l’ingerenza armata. Madre Agnés-Mariam, costretta a fuggire dalla Siria, sta girando il mondo dall’Irlanda all’Australia, per spiegare che esiste un’altra faccia della medaglia. Durante alcune interviste ha raccontato che gli ideali che esistevano all’inizio dell’insurrezione siriana sono sempre più lontani, lasciando il posto sempre più spesso a ingerenze straniere, questa volta però legate ad Al-Qaeda. Madre Agnés racconta di civili costretti con la violenza ad appoggiare le fazioni ribelli, e di donne abusate per questo scopo. In un’intervista pubblicata dall’Irishtimes.com afferma anche che gli Stati Occidentali e i Paesi del Golfo non dovrebbero fornire le armi ai ribelli, aggiungendo: “Noi non vogliamo essere invasi, come è successo ad Aleppo, da mercenari, che pensano di combattere contro Israele”.
A lamentare rapporti fra la cellula terroristica di Al-Qaeda e i ribelli siriani, non è soltanto Madre Agnés. In un articolo pubblicato dalla rivista canadese online Mundialisation.ca vengono riportati pezzi di articoli dei maggiori giornali internazionali, come il New York Times, il Guardian o l’Independent, che darebbero seguito all’altra faccia della medaglia del conflitto siriano. Secondo il quotidiano The Guardian l’esercito libero siriano sarebbe composto in gran parte da membri di Al-Qaeda, che avrebbero approfittato delle insurrezioni per prendere il controllo della rivolta. Anche il New York Times recrimina l’influenza terroristica in Siria, paragonando il Paese ad “una calamita per gli estremisti sunniti”. Un reportage pubblicato dall’Indipendent lo scorso giugno, racconta che i combattenti dell’esercito libero siriano, avrebbero ricevuto armi dall’Arabia Saudita e dal Qatar, trasportate attraverso il confine Turco.
Se tutto questo fosse vero, appare ingiustificata la demonizzazione unilaterale delle forze fedeli ad Assad messa in scena dalle potenze occidentali, che utilizzando una logica geopolitica bipolare distinguono, forse troppo semplicisticamente, il bene dal male, tacendo però un altro male, che in questi mesi si è macchiato di crimini pari a quelli commessi dall’esercito regolare e i cui ideali non sono così nobili come vorrebbero far credere.